mercoledì 29 agosto 2007

Università svizzera italiana e Italia

E' stato un grande professionale.avvenimento, saluato da un grande consenso "accademico" la recente firma
del documento d'intesa e di riconoscimento dell' USI- Università della Svizzera italiana-da parte
dei due governi italino e svizzero.
Italia e Svizzera firmano l‘accordo e finalmente vengon riconosciute le equipollenze.

Molte persone si sono rese conto che in questi ultimi anni con l’istituzione dell‘Università della Svizzera italiana ,Usi e della Scuola universitaria professionale (Supsi)le relazioni culturali e scientifiche – e, aggiungiamo noi, linguistiche, perché il veicolo motore per tutto è la lingua italiana – con la vicina Italia si sono intensificate. Di recente questa „ prossimità con l’Italia si è accresciuta grazie ad un nuovo evento politico importante: il Consiglio federale ha approvato l’Accordo tra la Svizzera e l’Italia sul reciproco riconoscimento delle equivalenze - leggi equivalenze dei periodi di studio, degli esami – nel settore universitario.
Con tale approvazione, dicono al Dipartimento degli Affari Esteri, il Consiglio federale autorizza un suo rappresentante a ratificare con l’Italia l’accordo raggiunto. Naturalmente altrettanto dovrà essere fatto dalla controparte, vale a dire il governo italiano, nell’espletamento delle previste procedure.
L’intesa con Roma, che va ad aggiungersi a quelle già siglate ed in vigore con Austria, Germania e Francia, consolida un lavoro di collaborazione fra l’Italia e la Svizzera nel settore della formazione superiore e della mobilità studentesca tra i due Paesi.
IL che apporterà un doppio vantaggio: sia per gli studenti che intendono proseguire gli studi ed iniziare un dottorato nell’altro Paese, sia per coloro che, in possesso di un diploma conseguito in una scuola universitaria professionale, intendono iscriversi in un istituto italiano.
Nel dettaglio il recente accordo introduce una base formalmente vincolante per le università che sono tenute ora a riconoscere, superando finalmente i problemi e le lungaggini del passato, i periodi di studio trascorsi in un altro ateneo. Così il riconoscimento reciproco dei periodi e degli esami permette e facilita la mobilità e lo scambio degli studenti a livello europeo e internazionale.
In pratica, chi supera un esame in una disciplina del curriculum studiorum di una università svizzera evita di ripeterlo nel momento in cui decide di iscriversi in una università italiana e viceversa.
L’altra unità per gli studenti è rappresentata dalla realizzazione del sistema delle co-tutele di tesi, cioè le università dei due Paesi potranno mettere a disposizione corsi di studio comuni che si concludono con il conferimento di un diploma valido in entrambi gli Stati.
Con questo accordo la Confederazione fa un primo passo per entrare finalmente in uno spazio universitario europeo così come è stato stabilito dalla dichiarazione di Bologna del giugno 1999 tra i Paesi aderenti all U.E. Altri sviluppi seguiranno mediante successivi accordi nell’ambito dell’insegnmento universitario.
Questa intesa, precisa autorevolmente il capo dell’ufficio degli studi universitari, Mauro Martinoni, è limitata ai periodi di studio. Perciò non va confusa con il riconoscimento dei titoli finali, né permette a chi ha conseguito una laurea in Svizzera di esercitare sic et simpliciter la professione in Italia.
Dopo circa due anni di negoziati Svizzera e Italia hanno così raggiunto una valida intesa, superando anche non facili problemi. L’ostacolo maggiore nei lavori di studio e di riconoscimento reciproco è stato rappresentato dalla questione elle Scuole universitarie professionali (Sup) che in Svizzera sono parte integrante del sistema universitario, mentre in Italia la realtà è molto diversa e diversificata. Le Sup non trovano nella Penisola concreti riscontri né in cicli di studio né in istituzioni analoghe.
Dopo vari studi ed approfondimenti di settore si è riusciti ad adottare una concreta soluzione che prevede che i titolari di un diploma delle Sup svizzere possano immatricolarsi nelle istituzioni universitarie italiane alle condizioni previste per l’accesso alle università ed ai politecnici svizzeri.
Dobbiamo dire che il risultato ottenuto con la recente intesa rappresenta un successo considerevole per entrambi i Paesi. Lo riconosce anche Marco Boggiolini, presidente dell’USI: l‘accordo con l’Italia ha un valore più alto e mirato per favorire la mobilità degli studenti e la creazione di uno spazio europeo dell’insegnamento superiore al quale la Svizzera intende partecipare.
Dell’accordo si potranno avvalere molti studenti svizzeri e ticinesi (agli inizi degli anni `90 risultava che 750 ticinesi studiavano in Italia ). Con ogni probabilità il loro numero è destinato nei prossimi anni a crescere in base a questo accordo bilaterale, che, direttamente ed indirettamente, viene a valorizzare due recenti e faticose realizzazioni del Cantone Ticino: l’Università della Svizzera italiana e la Scuola universitaria professionale. viga